MINI IRES 2019: CAMBIA TUTTO IN TEMPI RECORD

MINI IRES 2019: CAMBIA TUTTO IN TEMPI RECORD

A chi spetta la nuova agevolazione? Chi invece non potrà usufruirne? Tutte le novità previste dalla nuova versione riscritta dal Decreto Crescita

È stata una mini vita quella della Mini-Ires. Il sistema di agevolazione nato con la Legge di Bilancio e in vigore solo dal 1° gennaio 2019, è stato già abrogato. A riscrivere la Mini-Ires 2019 è il Decreto Crescita che – con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale avvenuta lo scorso 30 aprile – riporta tutti all’anno zero e ad un cambio di scena immediato.

L’abrogazione in tempi record delle regole previste dalla Manovra non ha dato alle aziende neanche il tempo di applicarle. Dal primo maggio scorso tutti si devono attenere alle nuove disposizioni.

Cosa prevedeva la Mini Ires abrogata?

L’originaria versione della Mini-Ires al 15%, prevista dalla legge di Bilancio 2019, è stata annullata e si introduce una nuova misura che tasserà gli utili di impresa non distribuiti con l’applicazione dell’aliquota IRES ridotta.

La prima versione della “mini Ires” prevedeva una riduzione importante dell’aliquota Ires, ovvero di nove punti. Lo faceva però a fronte sia dell’accantonamento degli utili a riserva diverse da quelle non disponibili, ma anche a condizione che ci fossero investimenti in nuovi beni strumentali e che si assumesse nuova forza lavoro in eccedenza rispetto a quelle in essere al 30 settembre 2018.

Le novità della Mini Ires 2019 riscritta dal Decreto Crescita

Le principali novità della Mini-Ires sono state riscritte dal Decreto Crescita e sono contenute nell’articolo 2, 1-bis (Revisione Mini Ires). Si ritorna al sistema in vigore prima della Legge di Bilancio. Il Decreto Crescita 2019 riporta in vita, infatti, le regole previste ai tempi del super ammortamento e dell’ACE.

Sulla base della difficoltà dei conteggi e del complesso procedimento da seguire, l’articolo 2 stabilisce che, fino a concorrenza dell’importo corrispondente agli utili d’esercizio accantonati a riserve diverse da quelle non disponibili, e nei limiti del patrimonio netto, per i periodi d’imposta fino al 31/12/2021, è previsto un regime transitorio secondo il quale l’aliquota IRES ridotta applicabile sarà pari:

  • al 22,5% per l’anno 2019;
  • al 21,5% per l’anno 2020;
  • al 21% per l’anno 2021;
  • al 20,5% dal 2022 (anno di entrata a regime).

Prendendo spunto dalle disposizioni attuative a suo tempo emanate per l’agevolazione Ace (D.M. 14.3.2012), il cui meccanismo di calcolo è simile a quello ora introdotto dal D.L. 34/2019, si devono considerare riserve non disponibili in quanto derivanti da fenomeni valutativi:

  • la riserva da utili su cambi (di cui all’art. 2426, n. 8-bis, c.c.);
  • la riserva da valutazione delle partecipazioni con il metodo del patrimonio netto;
  • la riserva da rivalutazione straordinaria dei beni;
  • la riserva da fair value costituita ai sensi del Lgs. 38/2005.

Chi sono i soggetti interessati?

Dal punto di vista soggettivo, sono interessate le società di capitali, ma anche i soggetti Irpef purché siano in contabilità ordinaria.

Va precisato che quanto previsto sarà applicabile anche ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e pertanto al reddito d’impresa dichiarato dagli imprenditori individuali e dalle società in nome collettivo e in accomandita semplice in regime di contabilità ordinaria.

Da quando si applica la riduzione?

Il primo periodo d’imposta in cui si applica la riduzione è il 2019. Quindi per le società di capitali il primo utile su cui calcolare l’agevolazione è quello che viene accantonato a riserva nel corso del 2019, ovvero quello riferito al bilancio chiuso al 31 dicembre 2018.

Incremento del Patrimonio Netto

Una volta accantonati gli utili in riserve disponibili e riserve non disponibili, ed identificata la sola quota di utili disponibili, l’ulteriore parametro da utilizzare per il calcolo dell’importo agevolabile è costituito dall’incremento di patrimonio netto quale «tetto» massimo agevolabile in quanto a fronte dell’accantonamento di utili l’impresa deve anche comprovare di avere un patrimonio netto adeguato.

Più in dettaglio, l’incremento del patrimonio netto è pari alla seguente differenza:

  • patrimonio netto contabile risultante dal bilancio d’esercizio del periodo d’imposta di riferimento (2019 ad esempio quale primo anno di applicazione della norma), al netto del risultato dell’esercizio e degli utili accantonati a riserva negli esercizi precedenti;
  • patrimonio netto contabile risultante dal bilancio dell’esercizio chiuso al 31 dicembre 2018, senza considerare il risultato dell’esercizio medesimo.

Un Esempio di calcolo

Sigma s.r.l. al 31 dicembre 2019 presenta un patrimonio netto pari ad € 250.000 (al netto del risultato dell’esercizio 2019), mentre al 31 dicembre 2018 il patrimonio netto della stessa è pari ad € 200.000 (al netto del risultato dell’esercizio 2018). La differenza è costituita dal risultato dell’esercizio 2018 che nel corso del 2019 è stato accantonato a riserva disponibile. In tal modo, nel Modello Redditi SC 2020 (per il periodo d’imposta 2019) ipotizzando che la società dichiari un reddito d’impresa di € 75.000, l’Ires sarà calcolata come segue: 50.000 x 22,5% + 25.000 x 24% = 17.250.

Eventuali eccedenze delle quote di utili accantonati a riserve disponibili rispetto al reddito complessivo netto dichiarato potranno essere portate ad incremento degli utili accantonati a riserva agevolabili negli esercizi successivi.

Chi è escluso dall’ agevolazione?

Dal momento che si tratta di un’agevolazione parametrata al patrimonio netto, sono escluse le imprese che adottano il regime di contabilità semplificata e tutti gli esercenti arti e professioni. Sono esclusi da questa agevolazione anche gli intermediari finanziari.

La Mini-Ires è cumulabile con altri benefici?

L’agevolazione è sì cumulabile con altri benefici eventualmente concessi, fatta eccezione per quelli che prevedono regimi forfettari di determinazione del reddito e di quelli di cui all’articolo 6 del DPR 601/73.

In ogni caso, è bene osservare che l’art. 2, co. 8, D.L. 34/2019 rinvia ad un decreto attuativo del Ministro dell’Economia e delle Finanze l’adozione di disposizioni di coordinamento e di attuazione della misura, ragion per cui sarà necessario verificare il contenuto del decreto in questione al fine di individuare con precisione le riserve non disponibili ai fini del calcolo dell’agevolazione.

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