REGIME PATENT BOX: COSA CAMBIA CON IL DECRETO CRESCITA 2019?

REGIME PATENT BOX: COSA CAMBIA CON IL DECRETO CRESCITA 2019?

Novità di natura fiscale per il regime agevolato di beni immateriali. Due i cambiamenti più importanti

Il decreto Crescita 2019, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 aprile, ha introdotto numerose novità in materia fiscale con l’obiettivo di rilanciare gli investimenti delle imprese italiane. Tra queste ne ha introdotte alcune che riguardano il cosiddetto Patent Box, il regime agevolato per i redditi che derivano dall’uso di opere di ingegno. Come ad esempio marchi, brevetti, know how, software e disegni.

Le novità nell’ambito del Patent Box riguardano soprattutto le modalità di accesso e utilizzo dell’agevolazione. Le modifiche introdotte dal Decreto Crescita 2019 sono infatti finalizzate sia a semplificare la procedura di fruizione dell’agevolazione che a ridurre i costi per i contribuenti e l’Amministrazione Finanziaria.

Patent Box: cosa è e quando è nato?

Il Patent Box è un’agevolazione che consiste in una parziale esenzione (50%) dei redditi che derivano dall’utilizzo di alcuni beni immateriali. Fu introdotto nel nostro ordinamento dalla Legge di Stabilità 2015 (Legge n. 190/2014) per favorire soprattutto l’investimento delle imprese in attività di ricerca e sviluppo e per incentivare il rientro in Italia dei beni immateriali collocati soprattutto all’estero.

Il Patent Box, nel tempo, è stato oggetto di diverse modifiche. Le ultime sono quelle previste appunto nel DL 34/2019, il cd. Decreto Crescita, la cui conversione in Legge è allo studio proprio in questi giorni.

Cosa cambia per il regime del Patent Box?

Il cambiamento più significativo del Patent Box è senza dubbio la possibilità per i contribuenti di beneficiare dell’agevolazione direttamente in dichiarazione. La disciplina ante-decreto crescita, infatti, prevedeva la presentazione (obbligatoria o facoltativa) da parte del contribuente di un’apposita istanza all’Agenzia delle Entrate. Seguiva un confronto con la stessa Amministrazione per determinare l’ammontare dell’agevolazione (la cosiddetta procedura di ruling).

Adesso invece i contribuenti potranno beneficiare dell’agevolazione direttamente in dichiarazione. Basta predisporre una documentazione idonea e volta a fornire i dettagli e le informazioni sulle quali poggia l’agevolazione.

La procedura di ruling perché non funzionava?

La procedura di ruling, seppure facoltativa, risultava di fatto necessaria per prevenire le possibili contestazioni da parte dell’amministrazione finanziaria. A causa dell’elevato numero di procedure che si sono nel tempo accumulate e delle limitate risorse disponibili impiegate dall’amministrazione finanziaria, solo un numero circoscritto di contribuenti ha effettivamente beneficiato dell’agevolazione.

Le attese e i tempi lunghi nelle more del contraddittorio con gli uffici competenti per un calcolo corretto del beneficio, hanno spinto a questo cambiamento.

La seconda novità per il Patent Box

La variazione fiscale derivante dal reddito agevolabile di ogni esercizio non verrà più inserita per intero nella dichiarazione relativa a quell’esercizio. Dovrà essere suddivisa in 3 tranche. E inserita in tre dichiarazioni dei redditi separate: quella dell’esercizio in oggetto e quelle dei due esercizi successivi.

Il beneficio «autodeterminato» per ciascun periodo d’imposta, sarà spalmato in tre quote annuali di pari importo da riportare nella dichiarazione dell’anno in cui è esercitata l’opzione per l’applicazione del regime e in quelle dei due anni successivi.

I titolari del regime agevolativo cosa dovranno fare?

A decorrere dal periodo di imposta in corso alla data di entrata in vigore del decreto, i soggetti possono indicare le informazioni necessarie in un’idonea e specifica documentazione che sarà definita da un futuro provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate.

La variazione in diminuzione viene ripartita in tre quote annuali di pari importo da indicare nel Modello Redditi e nel Modello IRAP relativi al periodo di imposta in cui viene esercitata tale opzione e nei due periodi d’imposta successivi.

Ci sono sanzioni per dichiarazioni infedeli?

La norma prevede che la sanzione per infedele dichiarazione non si applica qualora, nel corso di un’ispezione, il contribuente consegni all’Amministrazione finanziaria la documentazione idonea a consentire il riscontro della corretta determinazione della quota di reddito escluso.

Chi può avvalersi della nuova procedura?

La disposizione è valida anche per le imprese che si sono avvalse della procedura di ruling e hanno già avviato il contraddittorio, ma non hanno ancora concluso l’accordo con l’Agenzia. Ma anche per chi ha comunicato formalmente all’Agenzia delle entrate di rinunciare alla procedura.

I marchi non rientrano nel regime di agevolazione

I Beni immateriali che possono usufruire dell’agevolazione devono essere beni immateriali nuovi. Devono cioè avere carattere di originalità.

Sono agevolabili:

  1. brevetti industriali,
  2. software;
  3. know-how;
  4. disegni o modelli.

Anche i marchi erano agevolabili. Poi sono stati esclusi per effetto delle prescrizioni OCSE con decorrenza dal periodo d’imposta 2017. Rientrano nell’agevolazione solo i marchi per cui i soggetti interessati abbiano effettuato opzione nel 2015 e 2016.

 

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